Cantautori

Fra la via Emilia e l’West
Ho aspettato Godot e l’Atlantide,
sono stato a trovare anche Sara
ed ho bevuto nella casa di Hilde.
Con in mano la fiaccola dell’anarchia
ho cantato che Dio era morto,
ma ammesso che fossero solo canzonette
direi che non c’era niente da capire.

Luci a San Siro,
Marinella, per noi,
il 4 marzo 1943,
ma l’extraterrestre non c’era
ci aspettava lì sotto la pioggia,
Sally e Ninni
abbracciati per lui.

Su una nave che fa 2000 nodi
credevo di aver previsto tutto questo,
ma non sono nato sotto il segno dei Pesci,
e Banana Republic era troppo lontana.
All’Hotel Supramonte un souvenir,
in fila per tre con Chen il Cinese,
mentre il duomo nella notte bruciava
e l’America era solo un piano-bar.

Lilly cantava,
S.F. moriva,
l’incontro finiva,
ma il vento soffiava ancora
e la mia banda suonava il rock,
un nuovo swing
e chissà cosa sarà.

Paolo e Francesca sono ancora a scuola
e cercano invano Anna e Marco,
ma i nostri quattro assi, bada bene,
ti dicono che siamo solo noi.
Fra la via Emilia e l’West
puoi aspettare Godot o Parigi,
ma una locomotiva è un filo di rimmel,
se Samarcanda per te è solo un nome.

La follia (l’omaggio maldestro) di uno dei due in un remotissimo ferragosto  – un premio a chi azzecca tutti i riferimenti contenuto nel testo ai nostri miti di allora e di sempre

(Rovereto, 15 agosto 1985)