FREMITO D’ORGASMO (Atto terzo – quadro quarto)

Quando alla notte abbisognano
solo spiccioli di volontà
per respirare la propria metà di aria ed universo,
fermo mani e cuore e m’accoccolo
in ascolto contemploso
della pace sussurrata dal mare.
M’avvedo – quasi fosse deflorazione di prima volta –
delle radici fameliche
che i fusti affondano nella terra,
penetrazione senza remissione
come natura impone.
Fremo, in sincrono col loro vibrare,
al ricordo di gonne e curve invitanti
che s’offrono (anche ora, m’immagino)
su marciapiedi lungomari popolari.
Questo mio mondo nuovo non è
(né lo si deve ipotizzare)
asessuato, ma sublima,
nel procedere e sulle righe di sudore,
voglie ed intensità.
Robin, ora che tutto il buio s’è appoggiato all’isola
e la quiete fonda t’ha posseduto,
stenditi al suolo, aderiscivi,
e fingi, senza vergogna, che sia
accoglienza di sesso,
donna che freme gridando nell’orgasmo.
E godine, al modo delle radici.