In terra e in cielo
per che inferno
ho incrociato i tuoi occhi.
Ma mentre
il miele del tuo corpo
attecchisce
sulla mia radice,
non è ancora
esplosa
l’alba,
né la mano
sfiora
le foglie.
Il giro della vite
penetra
nel legno,
ma il dado
oscilla
a vuoto.
Sulla tua terra
del nome
non crescono fiori
né utopie,
e dell’oblio
ho fatto
il mio giardino.
Ma il mio paradiso
è la parte meno accesa
del tuo inferno
ed il suono è pronto
al nuovo grido.
(Rovereto, giugno 1991 – Per M.C.)



