Tra i denti della belva
si dibatteva
l’impotenza della solitudine.
Un tratto di penna
attendeva verso sera,
ed il suo agguato restituì
verginità alla pagina.
Al mattino poi
essudò il cielo,
sui resti del falò venne ad urinare
l’inevitabile.
Dopo l’amputazione
corpo ed anima s’appacificarono
ed il varco schiuse i suoi segreti.
(Rovereto, maggio 2025)



