Julie

Il triangolo azzurro del cielo
tra le montagne sbiadisce
è sera;
e una ragazza bella davvero
mi sfiora, corre e piano svanisce
da sola.
E Julie ha gli occhi chiari
e prende il tram,
e nel diario tiene fiori e una foto
di James Dean.
E l’alba tara, in giorno non verrà,
e il tempo gira
gira e non mi troverà.

La luna resta bianca ed accesa
come le lampade al neon
è scuro;
e l’aria trasparente mi accusa
di star solo nel ritmo che va
impuro.
E Julie suona il piano
e dice che,
ama la vita il tempo ed il mio suono
senza un perché.
E l’alba fuori chissà come sarà,
e il tempo gira
gira e non mi troverà.

Il vento inciampa nei capelli
e suona un disco che non so
capire;
il tuo profilo ora sembra che balli
sopra quei giorni che non ho
da dire.
E Julie sogna per sé
e se ne va,
copia una scena senza prove per me
ma non lo sa.
E l’alba aspetta chi ora partirà,
e il tempo gira
gira e non mi troverà.


(Rovereto, ottobre 1988)

Intrusione

Lunga strada innanzi al viso
freddo dei vent’anni tuoi.
Lunghe ombre ed acqua scura
corri finché puoi.

Lunga vita a passo doppio
presto scapperà.
Lunga notte in cima al vuoto
tu ti cerchi qua e là.

Nascondere il fumo in bocca
è gioco ancoro come me,
innocente ma già giudicato
e colmo di terra e sole.
Ridere insieme a lei
è paura istinto ed allegria,
è chiudere gli occhi al cielo
come fosse dormire piano.

Lunghi giorni dentro il fuoco
ora non si inventa più.
A ritroso nei ricordi
rimbalzando su e giù.

Lunga marcia per capire
ma la luce già si spegne.
Impressione di silenzio e vuoto
fra i poster e le insegne.

Apparenze queste ore rannicchiate,
lastricate di fortuna,
ricorrenze in cielo e in terra
fatte in fretta senza te.
Rimembrare le scadenze della storia
come fisime in discesa,
ora chiudo il davanzale e la sapienza
la frontiera già si para qui davanti.

Padova, novembre 1986

Divagazioni

Ho voglia di spalare neve
di andare in alta quota
la mia valigia è vuota
da qui non me ne andrò.
Ho voglia di abbracciare
un palo della luce
di stare in controluce
per farmi accarezzare.
Ho voglia di far l’amore
farlo con la mia ragazza
ma questa è una sciocchezza
la ragazza non ce l’ho.

Divagazioni a mezza sera
in mezzo alla bufera
del mio Mare del Nord;
divagazioni senza prezzo
cercando il giusto mezzo
per non buttarmi giù;
divagazioni nel pensiero
ch’è chiaro ed anche nero
e se vi va vedrete
che un po’ vi piacerà.

Ho voglia di tornare
indietro a domattina
di prendere a Cortina
la coppa da campione.
Ho voglia di sembrare
diverso da me stesso
di fare un po’ più spesso
risate dopocena.
Ho voglia di vedere
infine se ne ho voglia
se il mondo che mi abbaglia
gira ancora come ieri.

Divagazioni a mezza sera
cercando una chimera
o un pezzo di domani;
divagazioni senza prezzo
cercando il giusto mezzo
per ritornare su;
divagazioni per sognare
le bizze di un amore
ma non dimenticate
che vi assomiglio un po’.


(Rovereto, marzo 1983)

Notte

Notte confidenze
di primo amore nato al buio
c’è qualcuno che mi sente
mentre bevo luci ed ombre
tra le righe.
Notte alcolizzata
stelle e strade tra i cortili
e la luna un po’ appannata
brucia l’anima alla gente
e se ne va.
Notte per studiare
troppi libri sopra il letto
e neppure io ci credo
che una storia nasca o muoia
proprio ora.

Notte mio profumo
le colline con il sole
non s’assomigliano nemmeno
sotto gli occhi il buio cambia
salta su.
Notte sussurrata
a un amico senza sonno
a un amore già scordato
che si aggrappa alla pelle
o alle stelle.
Notte radio spenta
e il silenzio della luna
per fortuna non spaventa
lascia solo pianto e polvere
di sé.

Notte amica mia
meraviglia ogni volta
ombre di alberi e di donne
sulle pagine di un libro
scritte già.
Notte canzonette
le chitarre pizzicate
la piazzetta con il bar
passi stanchi sulla ghiaia
ed un caffè.
Notte ripulita
delle languide paure
nate e morte dentro un sogno
se sorrido tutto è spento
e dormo già.

(Padova, ottobre 1984) – testo di canzone improbabile

Canzone dell’anima stanca

Io
ho giocato in fila indiana
con le mani chiuse in tasca
e il dolore
incosciente
di un tramonto che non basta.
Io
ed un’ombra contro il muro
a spartire la mia noia
mentre il sole
tramortito
rischiarava l’altrui gioia.

Io
mezzo vuoto o troppo pieno
di tristezza e di rancore
mi ricordo
d’improvviso
che non c’è mai stato amore.
Io
che percorro un po’ alla volta
i sentieri dietro il giorno
mentre frugo
trovo solo
poco meno di un ricordo.

Io
col riflesso sopra il viso
dei minuti più importanti
fatti a pezzi
dalla sera
li raccolgo e non son tanti.
Io
sulla strada e in mezzo al cielo
a parlare con me stesso
improbabile
discorso
che si spezza ad ogni passo.

Io
con in tasca questa voglia
di rincorrere il futuro
calpestato
eppure vivo
e ogni volta un po’ più duro.
Io
eco stanca per la strada
di canzone già vissuta
luce immobile
nel buio
di una storia sconosciuta.

Rovereto, agosto 1985