IL PUGNO DI SALE

Si chiudano le acque su di me,
sopra le fantasie scarsamente frequentate,
letti sfatti ma non di piacere.
S’ammalino, affatturati, i segni delle trasparenze in cielo,
volti ed impronte di passanti distratti
transitati appena, in lunghe e sofferte ore,
fra le mie braccia.
S’industri la pornografia di domani
ad insinuare ipotesi d’illusioni
a cavallo
di meriggi e piste nel deserto,
un sorso d’acqua a prolungare la tortura.
S’addestri l’anima ad intercedere per se stessa
ruminando polvere e sterco senza più
raziocinio né scintilla,
me n’avvolge la nuvola e scorre via.

Il pugno di sale alle spalle,
scongiuro di pura facciata e dovere,
irrisione per colui che s’avventura
e lascia lo stagno
a chi, obnubilato, non se n’avvede.

(Trento – Rovereto, maggio 2019)