Il menestrello dalle dita d’oro
sporge lo sguardo dall’orlo del monte
e s’ingegna di scindere
dolore (di solitudine)
e svago da donare agli ignavi inerti.
S’annoia, ormai,
del brillare di lucciole dal passato trascorso,
ombreggia bordi di strade scavate in lune di travaglio,
e ne scorda, rimuovendolo, il senso.
Sulle note del liuto
incorda le scie di futuro.
(raggi di futuro)
(Trento, dicembre 2018)



