SFILATA D’OMBRE

L’anni e gli amori,
e qual’altro strumento, opaco o tintinnante,
custodisce l’anima del tempo,
sguardi che sfilano e s’appartano nella memoria,
e svaniscono, curiosando, infine, da dietro l’angolo
d’oblio?

Interrogo i ricordi, petulante,
ritmando sul palmo della mano
la litania del già trascorso,
ma alcuna memoria ne scaturisce
quanto meno intelligibile.

Prendere strada, o viottolo,
scalciando sassi e presenze d’ombre
(al modo di fastidiosi insetti)
è quel che resta
se lo scopo – sublime – dell’ultima tessitura
è rendere incomprensibile, a chi non se ne vuole sperdersi fatica,
l’ordito.

(Trento, aprile 2019)