La luce s’impossessa
dell’aria,
due termini impalpabilmente inesistenti,
posti in vetta e fondo
alla vita.
E terzo s’aggiunge il tempo,
materia scordata in altra dimensione,
vanamente beffarda, inutile all’epilogo.
(Annuso la pioggia che verrà
al modo della quiete degli animali accucciati sotto le palme.
Ma confondo, m’avvedo,
il ciclo della pioggia è ormai trascorso, e
rido al sole che traversa il mio
principiare in nuovo).
La mia nuova casa s’edifica
sulle mani nude e con esse,
e ne rido, ora,
scevro dal veleno del dovere,
mentre il sole corre rapido al suo apice
e irraggia
il mio camminare in bordo
a bosco e sogni.
Fabbrico il futuro, nell’isola,
ed è la sensazione
calda e nuova
del diventare di vetro, trasparente e felice d’esserlo.
Robin, scalda le mani,
il legno all’apparenza del tatto
e mentre lavori per inventare riparo
rinasci d’anima.