Il tempo perso
rannuvola
il balcone del poeta.
Son vecchio – ipotizza –
o diradano voglie ed intuizioni
nel rapprendersi dei cieli
sereni, degli sguardi a domani?
Pochi piedi quadrati concessi,
sospensione tra campi e nubi,
la penna corteggia la carta
senza possederla.
Meraviglia il tramonto,
declina l’apparenza.
Nelle stanze si gioca ai sottintesi,
eluse l’amica in nero
e le sue petulanti ancelle.
Il trillo dell’ultimo usignolo
beffeggia i luoghi comuni,
si spegne l’aduso.
Il cortese trattiene la carezza,
memoria implicita.
Dal balcone, legno in scricchiolio,
il poeta ricalcola gli spiccioli
l’appena bastante per l’estremo respiro.
(Pedersano (TN) / Rovereto – settembre 2025)