Canzone dell’anima stanca

Io
ho giocato in fila indiana
con le mani chiuse in tasca
e il dolore
incosciente
di un tramonto che non basta.
Io
ed un’ombra contro il muro
a spartire la mia noia
mentre il sole
tramortito
rischiarava l’altrui gioia.

Io
mezzo vuoto o troppo pieno
di tristezza e di rancore
mi ricordo
d’improvviso
che non c’è mai stato amore.
Io
che percorro un po’ alla volta
i sentieri dietro il giorno
mentre frugo
trovo solo
poco meno di un ricordo.

Io
col riflesso sopra il viso
dei minuti più importanti
fatti a pezzi
dalla sera
li raccolgo e non son tanti.
Io
sulla strada e in mezzo al cielo
a parlare con me stesso
improbabile
discorso
che si spezza ad ogni passo.

Io
con in tasca questa voglia
di rincorrere il futuro
calpestato
eppure vivo
e ogni volta un po’ più duro.
Io
eco stanca per la strada
di canzone già vissuta
luce immobile
nel buio
di una storia sconosciuta.

Rovereto, agosto 1985

Lune

Ho incontrato una ragazza lungo il fiume
rincorreva il suo cielo da troppe lune
mi disse “Non vedi
anche oggi fa freddo
la neve si posa addosso al mio tetto”:
le presi una mano
e scappò via lontano
avrei preferito amarla più piano.

Accanto alla notte dormiva un barbone
stringeva i suoi sogni fra molte persone
la barba era lunga
le scarpe bucate
le stelle sembrava le avesse fermate,
non so come avvenne
gli chiesi perdono
un giorno anche lui era stato qualcuno.

Bruciando orizzonti di carta stagnola
lì sotto il lampione il suo nome era Lola,
guardava il canale
pensava alla gente
ed un giorno decise che non c’era più niente,
si tolse le scarpe
pregò troppo in fretta
lì sotto il lampione c’è la sua borsetta.

Le luci impazzite si spensero piano
lasciò la chitarra guardando lontano
mi chiesi ad un tratto
che cosa voleva
perché nel silenzio la sua voce piangeva,
non credo sia vero
ma è qui sul mio viso
finito il concerto nel buio si è ucciso.

Ho incontrato una ragazza lungo il fiume
rincorreva il suo cielo da troppe lune
mi disse “Non credi
che il mondo sia bello?
Ci vivo da tanto però è sempre quello”,
le presi una mano
mi strinse più forte
andammo in silenzio incontro alla morte.

(Padova, marzo 1985)

Alì Babà

E Alì Babà ora spiana il fucile
mentre ripone le sue belle idee,
e chiude gli occhi sopra un sogno al vinile
dimenticano aria, albe e maree.
E il cuore picchia lì sull’orlo del fiume,
passa un angelo e lo porta via;
il mio coraggio gioca al tiro alla fune,
in basso il buio al centro la nostalgia.
E fa più freddo
non è tempo di amore,
il piombo cola
l’acqua si asciugherà;
e io mi specchio
sulla curva del mare,
la notte è fonda
il cuore si fermerà.

E Alì Babà mi tiene forte le mani
parla di progresso vita e cultura,
punta lo sguardo verso porti lontani
ipotizzando un tempo senza paura.
Ma il cuore picchia sulla punta del lampo,
passa un’ora e non è più lì;
a ritroso sfoglio tutto il mio tempo,
non trovo giusto che finisca così.
E fa più freddo
non è giorno di amore,
il ferro preme
l’acqua si asciugherà;
ed io mi specchio
sulla curva del mare,
la notte è fonda
il cuore si fermerà.

E Alì Babà non trova più desideri
per aumentare quel che possiede già;
e i suoi compagni cambiano pensieri
il suo ricordo presto svanirà.
E il cuore dorme dietro un filo di luce,
immergendosi nell’oscurità;
le mie parole il vento le conduce,
a un altro giro, un’altra giostra, un’altra età.
E fa già freddo
non è tempo di amore,
la luna è grande
l’acqua si asciugherà;
ed io frantumo
l’innocenza del mare,
la notte è chiara
il cuore si fermerà.

(Rovereto, novembre 1988 – c’era una campagna elettorale anche quella volta…)

Ipotesi di irrealtà

La luce
abbaglia te e me;
ricuce
lo sforzo, il cliché.
La nebbia
s’insinua tra noi;
ingabbia
l’accento da eroi.

Ti prego
non fingere di più;
è vago
e il cielo non è blu.
Ti credo
non serve riparlare;
più nudo
non penso di potere.

E’ strano
in basso non si vola;
nel fumo
traspari più sola.
Ti amo
ho detto un tempo fa;
non siamo
ipotesi di irrealtà.

I fiumi
di scuse e di “cioè”;
alcuni
si lasciano, perché?
E’ tardi
non ti perdonerò;
non guardi
ti bacio e non lo so.

(Rovereto, marzo 1989)

Profili

E intanto che cade la notte
ti sento di nuovo vicina,
aspettami ch’è già mattina
addosso alle strade più fredde.
Ma non mi fermare le braccia
ti parlo e non sai più chi sono,
e l’ultimo stanco perdono
ti taglia in silenzio la faccia.

Andresti per me fino in cielo
rubando ai beati un sorriso,
ma stasera non c’è paradiso
per fingere che non sia vero.
La stanza non è un labirinto
e tu puoi fuggire davvero,
ma il fondo dell’anima è nero
nessuno può dirci chi ha vinto.

E gli occhi ti cercano gli occhi
e il buio disegna i profili,
le maschere legano i fili
del gelo che adesso tu tocchi.
E poche parole veloci
rincorrono il fiato sui muri,
e gli attimi, forse i più duri,
ricoprono brividi e voci.

Tu corri di già verso casa
tu corri in silenzio nel vento,
il dubbio mi cresce, lo sento,
da oggi qui manca qualcosa.
E forse domani è già stato
conosco i suoi sguardi impauriti,
i sogni non sono finiti
ma dentro qualcosa è spezzato.

E intanto che cade la notte
ti sento di nuovo vicina,
ma so che domani mattina
le strade saranno più strette.

(Padova, 4 febbraio 1986)