Traccianti di pianura
Il colpo di genio è vecchio di cent’anni, ha sedotto mezzo mondo, noi compresi fin dai banchi del Liceo. Ci riferiamo a Spoon River, che prendeva un mondo circoscritto, piccola gente e ne interrogava l’anima, post mortem, in pochi, brevi, fulminanti versi. Qualcuno a fissare solo un momento dell’esistenza, qualcunaltro a distillare cento anni di vita. Fondale, la collina e il suo cimitero, affacciati su un piccolo paese dell’Illinois.
Alla distanza di 493 miglia terrestri, direzione west, si trova un agglomerato urbano che non è paese, non è città, sfiora le diecimila anime, contiene scuole, chiese, un fiume, strade, un lago, ferrovia e tutto l’altro che serve per costruire incroci, storie di donne e di uomini.
E’ quasi tutto immaginario, cioè perfettamente plausibile e comune in qualsiasi luogo del mondo, dove donne e uomini si incontrano, in mille modi strani, decisi a volte dal destino, non di rado cinico e baro.
Buona lettura, di personaggio in personaggio vi addentrerete nel paese delle perverse meraviglie …
Edgard Lee, Santo subito dopo
Abbiamo acceso un cero a San River, abbiamo navigato per gli States come i primi pionieri dell’Ottocento, alla ricerca della terra promessa, non con carri e muli, ma comodamente sdraiati sul divano, seguendo l’ispirazione del dito su Google Earth. Tutto il contrario dell’intraprendente commerciante di frontiera, vero uomo, che nel 1868 (poteva esser primavera) giunto nel bel mezzo della deserta piana, vi piantò la bandiera, una capanna di tronchi riempita di un ammasso di vettovaglie che funse da negozio, e battezzò il tutto con il nome della moglie. Approdati altri coloni, a mezzo tra fiume, lago e indiani Osage, si diedero a moltiplicarsi col solito vecchio metodo, a lume di candela (comprate dall’uomo vero dell’emporio), soprattutto orizzontale, che usano gli umani. Attirarono altri sognatori, che si inventarono altre posizioni e replicarono le moltiplicazioni. Di questo continuo amarsi e procreare vogliamo dar conto, cantando le gesta degli illustri e sciagurati figli, nipoti e pronipoti, tutti inesistenti all’anagrafe di quel posto, tutti dimoranti nel nostro immaginario concreto.