Frammento n. 8

In che punto del mio vagare
ho conosciuto le bollicine in calici gelati al punto esatto
di champagne e lacrime salate?

In che punto ho riso alla morte
e l’ho poi dialogata in stanze appartate,
fingendo di non provare sgomento?

In che punto sei giunto a recidermi sogni e collant,
a spingermi fin qui,
in orlo di scogliera affacciata sui marosi di novembre,
vento freddo spadroneggiante
e silenzio di gabbiani in cuore?

Posso volgere il capo, scostare i capelli
dall’illusione dello sguardo,
e scoprire alle spalle (stupore?)
solo la traccia dei miei tacchi
sulla sabbia umida,
inframezzata dalla scia larga
della gonna, lunga e demodé.

Niente di apparentemente utile.

Intanto le nubi si accavallano,
rotolando su di me,
le unghie piantate nei palmi,
altro non m’abbisogna
per riallacciare giorni e cieli.

(Urbino, agosto 2015)

2 pensieri su “Frammento n. 8

  1. …davvero bella questa poesia tra molte altre…

    ‘Niente di apparentemente utile’…mentre sullo sfondo risalta qualche pertugio di luce.

    (Non conosciamo alcuna meta
    siamo soltanto un cammino)
    M.Heidegger, Winke (Cenni, 1941)

    1. Paola, grazie di cuore. E, nella logica di questo sito, un grazie doppio per il contributo di un nuovo aforisma, parole emozioni ed idee circolano e si condividono, e trovano nuovo respiro anche dopo decenni o centinaia di anni (il tempo in poesia – e spesso neppure altrove – non esiste). Esattamente quello che ci auguravamo avvenisse.

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