Non m’attendo l’arrivo
di messaggeri, rotoli di verità celesti,
assiomi definitivi e formule intoccabili (inattaccabili)
a rendere assoluti
gioia e dolore, al di là di altrove.
Sotto l’angolo delle stelle
la notte s’imbeve di pallore indistinto,
impossibile da essa secernere sufficiente chiarezza
per scrivere o almeno memorizzare
conclusioni.
Il silenzio provvisorio della foresta
rimbalza la superficie piana
ed indifferente
della laguna.
Niente da perimetrare per i passi,
periplo di idee stagnanti ed irrisorie.
Robinson, in piedi nel buio
conti sulle dita i sassi del passato,
e nulla torna, nulla si ferma,
nulla vale per porre una pietra al domani.
Mesta – realistica – verità.
Ma l’attimo trascorso s’avvita,
e dagli inganni di ieri viene in superficie
il senso del lavato.
Non possiedi nulla, Robin,
ma nulla ti abbisogna, ormai.
Mite consapevolezza di aver eraso l’anima,
e possederla, implume, fra le mani.
M’accuccio sorridendo, la senti anche tu
la brezza nuova sul viso,
promessa e non ancora realtà?
L’isola, in questa notte,
pulsa amica, o
quanto meno,
così s’appalesa, e capitalizzo.