Gli occhi si colmano di vento,
vento e sole soffiato fin qui
da orizzonti indefiniti.
La luna completa il suo corso
notturno si dice per convenzione,
ma anche nel sole il suo pallore
si distingue e suona.
Con lei, s’è strascinata ondate di mare,
il moto del pendolo quotidiano
asciuga e sommerge le sabbie di confine,
e nulla s’interpone alla danza ritmica e benedetta.
Sciacquo anima e piedi nelle
residue
pozze di bassa marea d’oggi,
bordeggio i resti di conchiglie
spine di pesce putrido
figure pallide sperse tra la rena ed i sogni.
Il colore dell’alba si posa come vapore
sul grigio
e ne rivela l’anima.
Il vento soffia via le paure,
l’acqua risale il suo regno
(solo per poco usurpato dalla bassa marea lunare)
e lava spazio e tempo,
a donarmeli nuovi.
L’isola, Robin, cessa la veste
di prigione, e s’accoccola
ai tuoi piedi
come serva in casa nuova.