La cruna dell’ago
(frammento, quasi lacerto, d’oblò in frantumi)
pennella mezzo ovale al limite del cielo.
Nuvole pesanti e marcite
in attese insensate,
come tu mi rammenti ad
ogni giorno, ogni respiro.
Smemoro la cortesia
e calpesto mota e speranze,
i tuoi occhi
ipocritamente ridenti.
Salasso l’anima ed il vento,
e m’avvio lontano,
inascoltate le urla alle spalle,
l’indifferenza di cui mi agghindo da ora in avanti.
(Rovereto, settembre 2019)