El barc’ de legna – La strada dei Pradi

Dar khast holtz

Du mochsten gem mearar vuaz,
asto billst azzar stea geluant,
azzar austea no vor a baila zait,
nèt bidar az auzvàll
azpe d’åndar bòtta
ke ‘z valtar bidar abe,
zo stianada untar azpe a stokh
Du mochsta leng meara hèrtz baz in lest stroach,
nèt khartza vil
zo giana hintarbart pinn rukkn lai
vodar pasióng
zo aztar nét stea
a schiavar in hèrtz.
Du barst mochan zuarléng
in ínzenio azzar pazz pinn gemoastra
un a forza zo provàra
an püachan tòkko
atn stroach
sovl az khemmat
a khast holtz.

El barc’ de legna

Cògnes darge
pu pè, se vos
che la s’endrizia
ben, la stagia su
en péz, no sia
n’autra stòria
che te croda de colp
adòs, da restarge sota
come en coiòn.

Cògnes meterge
pu amor de l’ultim bot,
ma nancia massa
per no nar ndré s-céna
da la passion,
perché no te restia
na sclèna en tel cor.

Cògners meter ensema
na relazion con
en grant ingegn
a forza de provar,
en fòvo al bòt,
propi come fus
en barc’ de legna.

Dar staige von bisan

Balde pin gest khinn
di summarloune
hatt gerékht
di dünnen schinkhla
geklånget abe von
alt knöttate maürle,
schaugande zuar in onkl Håns
(boda, habante vorlórt in atn in die khalchgruabe,
izzarse gest no zo rasta vodar stikhl)
er boda moastart in di bröl
obar in lånt, er sèlbart
umgelékk zo nèkkla.
Toal vert saitma obargestiget,
antånto azzar er hatt gekhlàft pinn Beppele Haüsle,
i hån drinngekhailt in groaze pumblate khnottn.
Da soin nidargerodlt
pa staige, azpe ‘ z lem.

La strada dei Pradi

Quand’ero bambino
il tedio estivo stendeva
esili gambe a pencolare
al sole sopra un vecchio
muretto a secco, mentre
osservavo lo zio Giovanni
(che, avendo perso il respiro
alla Cementi, s’era appena
ripreso dall’affanno dell’erta)
ingegnarsi nel frutteto
sopra il paese, anch’esso
steso a sonnecchiare.
A volte si saliva oltre,
e mentre lui conversava
col Bepi Ciaseta io tiravo
calci a sassi grossi e tondi.

Rotolavano giù
per la strada, come la vita.

Recessi – Polvere (due poesie)

BETARHINTAR

I stea.
Un moine oang
vonangeschlàgatevich
boda imhaltet in beata
betarhintar no vonangaist
saülnda
die fritzanspitz von reng
ånazomagasedarzèrrn.
I böllatmemachan
sbalbe
un audrenante di earde
khearnbodrúmm
vo bode pinnauzkhénnt.

RECESSI

Sto.
Ed i miei occhi
di animale ferito
che rintana il dolore
nei recessi dello spirito
dardeggiano
le lame di pioggia
senza poterle lacerare.
Vorrei farmi
rondine
e rovesciando la terra
tornare
di dove sono uscito.
(ottobre 1991)

STOAP
Un no bartekontàrn
vokraidarestórje
(sicharneplétz
oang vo baibar boda lachan
un du bodo höarstkumman beata);
getrizzlt in staige
dar stoap in maul
mércht di tritt
von gebåndra.
Ma i boaztepittmiar
un an dazbirsarste
auzanórt
barstomarspérrn di oang
miar un diar.
Un pittanåndar
vånkbar å
an åndarnbege.

POLVERE

E narrerò ancora
fiabe di gesso
(porti sicuri
donne dagli occhi ridenti
e tu che non hai dolore);
tracciato il sentiero
la polvere alla bocca
segna i passi
del vagare.
Ma ti so con me
e al peggio
sul bordo
chiuderai le palpebre
a te e me.
E insieme
riprenderemo
altra strada.
(febbraio 1993)

Concorso di poesia “Toenle Bintarn 2021” – Luserna

Ed alla fine, in modo surreale come loro solito, i due cialtroni si sono esposti in pubblica assise e tenzone. E lo hanno fatto su ispirazione e sollecitazione di un’amica speciale, J.G., che a Luserna (enclave germanofona cimbra al confine tra Provincia di Trento e vicentino) ha e conserva gelosamente radici ed anima, oltre che idioma (cimbro appunto). In quella comunità ogni anno s’aprono le porte a poeti e prosatori che vogliano cimentarsi con una lingua antica e forte, nelle tre versioni di Luserna, dell’altipiano di Asiago e dei 13 Comuni del Veronese, le coordinate storiche del popolo e della cultura cimbra.
Ovviamente, visto che ormai quell’idioma è piuttosto ristretto in termini di parlatori e scrittori, il meccanismo de concorso è anche, se necessario, quello dell’abbinamento di un temerario con un Cimbro. J.G. e sua sorella M.G.G. sono state straordinarie ed hanno “reso” (non tradotto, reso) in lingua e cultura cimbra due poesie a testa dei temerari.
Il risultato è che uno dei due (quello noneso), abbinato a J.G., ha raggiunto quasi il vertice nella valutazione della Commissione (composta da prof. Universitari, il concorso è serissimo), piazzandosi quarto (secondo nella vulgata cimbra di Luserna). In altre parole: successo poetico in un idioma non nostro!
Esperienza bellissima ed intensa, mettere il naso fuori in una situazione quasi paradossale, e sentire che il nostro poetare da cialtroni ha un’eco e qualcuno ascolta … ha un suo perché. Ed è abbastanza assurdo che la prima volta in una pubblica assise poetica sia avvenuta in una lingua non nostra. Dimensioni mentali speciali: la poesia con la quale il cialtrone ha raggiunto l’empireo della gloria ha una storia linguistica quasi irreale: scritta in dialetto noneso, tradotta in italiano, resa in cimbro.
Pubblichiamo in cinque puntate tutta la storia: le due poesie (in doppia lingua) del cialtrone non classificato (e felice) in doppia lingua. Poi le due originali del cialtrone consacrato, infine le stesse in doppia lingua.
Luserna ci resta nell’anima, e il nostro grazie è dal cuore.