Le strisce dentro gli occhi
(pupille irraggiate al nulla infinito)
curvano la luce
nel gorgo concentrico del bicchiere.
Maelstroem inarrestabile,
al bordo delle labbra
il cuore ne sorbisce
l’impotenza.
Oh, non richiamarmi all’anima
le trasversalità liete della nuova brezza di primavera,
quando in anni remoti dal futuro
le paure svaporavano
al brivido d’emozioni ignote.
Irrichiamabili, oggi, appunto.
E’ solo esercizio di nostalgia
che ferisce lungi dal consolare,
veleno mascherato, balsamo menzognero.
Vile ed ammorbante, in sostanza.
La ghiaia fra i denti,
tatuaggio a fuoco nella carne dell’attesa vana.
(Trento/Rovereto, febbraio 2020)