TRANSITO D’OMBRE

Ricama un eccentrico sapore di nostalgia
la nebbia che si frappone
tra gli occhi e l’infinito.
Palcoscenici desueti si riaprono,
su essi le ombre transitano, sovrappongono ricordi e fantasie.

Il desiderio di pioggia si fa oscura tentazione,
allaga pianure e deserti
che mi sarebbe caro imboccare
per non soffrire più.

Neppure il riverbero di tacchi in frette sospette
popola oggi il crepuscolo.

(Trento/Rovereto, marzo/aprile 2023)

La nossa stagiom

Varda, gh’è i primi fiori de l’autum,
i è vegnui su stanot: géri no i gh’era.
I prai i è ancora verdi, ‘l ziel serem,
ma se slonga le ombre sula tèra.

Varda, dala montagna chi de sora
s’è sbassà ‘ntra le passere i montani.
E i grii i a serà su le so casote;
le not le tase e le ne par destrani.

Al bosch ghe comparis véne de oro,
mi gò vene de arzént entéi cavéi.
L’è la nossa stagiom; quela che polsa
e che ricorda i dì passai e bèi!…

LA NOSTRA STAGIONE – Guarda, ci sono i primi fiori dell’autunno, spuntati stanotte: ieri non c’erano. I prati sono ancora verdi, il cielo sereno, e però si allungano le ombre sulla terra. / Guarda, dalla montagna qui sopra sono scegli tra i passeri anche i fringuelli di monte. E i grilli hanno chiuso le loro casette: le notti tacciono, ci sembrano strane. / Al bosco compaiono venature d’oro, io ho vene d’argento tra i capelli. E’ la nostra stagione; quella che riposa, che ricorda i giorni passati, e belli!…

(Bruno Banal – 1987, dalla Raccolta: Ste parole)

Indifferenza dei singoli giorni

Scusate il ritardo direbbe il grande Massimo Troisi, per motivi indipendenti dalla nostra volontà (o forse dipendenti ma non ve lo diciamo) abbiamo saltato una settimana. Siamo in ritardo, come è in ritardo l’autunno, che si maschera da estate imbellettata. ma noi lo cantiamo ugualmente, puri tentativi di lirismo in omaggio alla stagione che si raccorcia, e che amiamo/odiamo inscindibilmente.