Guardo i miei tempi in fiore
e sposto il limite
della contemplazione
a prima dell’esilio.
Vano il narrare,
ai margini dell’ignavia,
i sentieri di colline
che non respiro più.
Lama di luce obliqua
incastrata nell’angolo
di antico cortile,
pavimentato di pietra vuota.
(Mori – Rovereto, marzo 1998)