Rotea la muleta.
L’indaco
svapora
nell’indifferenza
del cielo.
Nell’angolo lungo
d’orizzonte
incede
la speranza.
(Rovereto, novembre 1999)
Rotea la muleta.
L’indaco
svapora
nell’indifferenza
del cielo.
Nell’angolo lungo
d’orizzonte
incede
la speranza.
(Rovereto, novembre 1999)
Dorme il bimbo.
Nella pianura
intagliata
d’ombra e canali
cerco
lo specchio del cielo.
Inzaccherata l’anima
asfissiata la mente
rigato di paura il cuore.
Le pietre miliari
marcano il ritirarsi,
nell’oblio,
di giorni e notti.
(Rovereto, maggio 1999)
E cercherò
libertà
nel palpitare lento
delle piste, in deserto,
strascico di polvere
e amaro
di sete lunga.
Irto di pietre
il lastricato, e
lacero l’anima,
nel dubbio
annego la verità.
Fragore di innocenza
e libertà
per non sentire
l’intima morte
della primavera.
(Rovereto, maggio 1998)
Guardo i miei tempi in fiore
e sposto il limite
della contemplazione
a prima dell’esilio.
Vano il narrare,
ai margini dell’ignavia,
i sentieri di colline
che non respiro più.
Lama di luce obliqua
incastrata nell’angolo
di antico cortile,
pavimentato di pietra vuota.
(Mori – Rovereto, marzo 1998)