5.

La mappa dei ricordi sull’acqua
affoga strade
immola nostalgie.
Il punto sul fluire,
ossimoro mi sussurri
e ne convengo.

Più insensato
solo incidere l’aria con gesti
inertemente abulici.
Che narrano le memorie
(forse offuscate)
di vicoli sotto cieli altrui?

La mano
velata da vapori e vento
insegue traccianti mai esistiti,
non conta granché per il vero.

L’opinione del fiume
riassume l’opaca ora meridiana:
di quel che hai vissuto
è bene scordare il vero:
la ricostruzione t’accompagni, è più dolcezza.

4.

Lily annusa il tramonto
dalla sponda più alta,
la corrente perde intensità
se ne scruti il bordeggio.

Beffardo, en danceuse.

Lei ravvia la frangetta
e stupra la membrana tenue
tra reale ed immaginifico.
Gesto d’impressione vaga,
è opinione del fiume che
scorrano più donne che ciottoli
nel suo letto.

Gli risponde in sorriso,
scalza i piedi
e l’immerge nel flusso,
freme d’orgasmo.

Istinto solingo
accordato al tutto.

I cinque nuovi respiri del fiume, in accordo e disaccordo con le sue opinioni…

3. (El Greco)

L’utero del lago accoglie e spurga
i due intenti del fiume,
soffietto di fisarmonica ritmica
nell’assorbire e sfiatare via
l’eterno giro dell’acqua.

Il respiro della speranza
la resa dell’illusione.

M’è noto, da confidenti sussurri
d’amore medico,
che ad uguale ritmo s’assoggettano i neuroni.
E il cervello si fa utero anch’esso
terra di fecondazione e fertilità.

S’appassisce l’impeto, poi,
e di innumerate intuizioni
residua il fondo mestruale.

2.

Mattina presto,
apro varchi tra le fronde rivierasche.
Dal cielo
piangono
i lamenti delle foglie.

Dialogo sofferto,
non per questo s’affonda meno nell’anima.

Nel sussurro dell’acqua (in caduta o scorrimento)
si celano fiabe e fatiche
intonse nella loro pacata ferocia.
Vi riverso le mie,
accademie di filosofia quotidiana
senza soluzione nel fluire del tempo.

Mormoro domande,
l’opinione del fiume crolla il capo
e sversa nuovo pianto.

Ma dialogare il vento
sostiene
più che monologhi verso altrui,
e l’acqua uguale.

L’idioma della pioggia colora il fiume.

1.

Non sarò preda
che l’acqua nasconde,
pensiero che s’accosta a riva
tra erbe e fanghiglie,
confine di voglie ed illusioni,
sole che s’appropria dello scintillio.

Non mi basterà scivolare inerte
al mezzo delle rive,
allungarmi apatico tra i rami a sera,
assopire, ipnotico, l’acqua sui sassi.

Oggi è tempo
di stringere lo zaino,
discendere anse risacche e sabbie,
sciogliere risa e dolori
sulla superficie in transizione perenne.

Dietro
il ribollire di questioni atrofiche,
l’agonizzare di verità spremute,
l’agitarsi di inutilità sgretolate.

Solo o con chi
dialogherò il flusso
e la sua immota dinamica,
la contraddizione d’apparente fissità
che mai conosce pace.

Ascolterò l’opinione del fiume
ed al suo sfociare ti donerò, forse, risposta.

In altro non rimane credenza,
fede in ciò che verrà.