Ombre di tristezza

E forse sono solo
lampadine accese male
o lucciole distratte
in attesa di qualcosa
che magari non verrà,
che magari non verrà.

O mi prendono per mano
le stagioni meno amare
e percorrono leggere
le corsie delle autostrade
su nel cielo e dentro me,
su nel cielo e dentro me.

E di colpo mi risveglio
e riscopro l’innocenza
di una donna che sorride
e si scioglie nel pensiero
come acqua a primavera,
come acqua a primavera.

E si perde nel silenzio
la ragione che riflette
la paura d’imparare
sotto il cielo quanto amore
sta nell’anima con me,
sta nell’anima con me.

O magari dentro gli occhi
sono pallidi fantasmi
queste ombre di tristezza
nate insieme al tuo ricordo
in un angolo di me,
in un angolo di me.

E perplesso accendo il giorno
che riporta la mia vita
sui binari consumati
di paure già provate
solo poche lune fa,
solo poche lune fa.

E mi resta l’emozione
del mio volo contro il vuoto
innocente o troppo pieno
presunzione ed abbandono
che non sciolgono i perché,
che non sciolgono i perché.


(Padova, 7 giugno 1986)

Se davvero ti amo

E fra la notte e il cielo
girano i ricordi
e l’acqua spacca il ferro
e bagna nuovi porti,
mentre sibila il rumore
dalla nostra vita
un fiore dura un giorno
e l’alba è già finita:
ma non chiedermi più
se davvero ti amo,
e non chiedermi più
se ho bisogno di te.

E batte il passo della storia
sopra i marciapiedi
ti cade sulle spalle
eppure non ci credi,
e arriva autunno
par qualunque estate
pettinando sabbia sole
e conchiglie vuote:
ma non chiedermi più
se davvero ti amo,
e non chiedermi più
se ho bisogno di te.

E vola in alto
La tristezza e la sfortuna
brucia l’anima
e ricade sulla luna,
e l’incertezza
lascia il posto alle parole
solo quelle
che il coraggio vuole:
ma non chiedermi più
se davvero ti amo,
e non chiedermi più
se ho bisogno di te.

E l’innocente paga pegno
per chi ha sbagliato
e corre sopra il mare
corre dentro il vuoto,
e il cielo ha sguardi lunghi
come la stanchezza
e fa capire e non capire
come una ragazza:
ma non chiedermi più
se davvero ti amo,
e non chiedermi più
se ho bisogno di te.

(Padova, 24 aprile 1987)

(Testo composto sulla melodia di “Gli anni più importanti della nostra vita”, R. Facchinetti)

Sfumo

Quanto vento in me stasera,
fatti un pianto e guardami
da sotto in su.
Cade giù dall’ombra delle stelle
lo sfumo di vergogna che
eri ormai tu.

Abbey Road
innocua ragnatela in mezzo
a London Town.
Il tuo foulard
schiaffeggia l’acqua sporca
all’Hindu Club.

Belle donne fra le dita
ne avevo tante fino a ieri
non c’eri tu.
Trasmissioni in radio stereo
scivolano via da me
e affondano giù.

Stadio Azteca
c’è chi prende e chi va
è un deja vou.
Un posto in blu
tradizionale serio misurato,
modello retrò.

Quanto vento in me stasera,
lancia i sogni e scordami
non ci son più.
Cola giù dal buio delle stelle
lo sfumo di tristezza che
sei oggi tu.

(Padova, novembre 1986)

Un tempo uno  dei due cialtroni s’illudeva di saper scrivere testi per canzoni improbabili… ecco un pessimo esempio di omaggio ad una donna ideale, a suo modo una diva – ed inauguriamo così una nuova categoria.