L’ORA DI AFOSA FRESCURA (Atto terzo – quadro terzo)

M’assilla (in parte) la mancanza di verticalità,
l’onda delle gonne sulle scale del metrò,
la linea del letto nei mattini
ora che mi stendo, anche in questo meriggio di afosa frescura,
sullo sbalzo della sabbia in limite al bosco.
E contemplo il mare,
l’abbozzo di casa sul fondale di palme,
lo smosso della terra vangata di fresco,
e tutto ciò che dopo l’uragano mi narra traiettoria inedita.

Ora di riposo, quieta, avulsa dal rimpianto.

Robinson, è fatuo interrompere, frangendola,
l’evoluzione del corpo e dell’anima.
Scolora la calura, e di nuovo è tempo
d’operare in coccolata solitudine.

A META’ DEL GIORNO (Atto terzo – quadro secondo)

Fa male il mare
ad incorallirsi di bianco
sull’orlo della metà giorno.
S’è specchio di navigazioni d’anima,
abbia il coraggio di spendersi, cangiante,
in sincrono col battito della vita.
Ed ora che riposo del lavoro nuovo
ch’edifica casa, terra e speranza,
mi volgo a lui, increspato di brillio,
e rido.
Mi pulsa l’infinito nelle vene
e necessita, per esplorarsi, di ritmo da apprendere
in gradi di pazienza.
Senza volare, cammino sulla rena
e quel che stamani ho creato
mi sorride.
Robin, applaudi al creato
che scherza la tua anima
e se ne gode
lungo il tracciato del giorno.