(La chiusa)

Forse si scherzava, ricordi?,
accoccolati sui talloni nella polvere,
o a margine di piazza, spiaggia, greto di fiume,
occhi spersi al cielo
e mani frenetiche a frugare futuro,
fingendo biglie o erba.
Sento l’eco del rombo
mentre i passi si svelenano uno sull’altro,
e ignoro se sia grandine
o solo illusione di cambiamento
ciò che mi aspetta al varco.

Millefoglie al cioccolato senza panna.

Tutte le pagine sono lette e strappate,
cambiare vale lacerare l’anima senza sangue.

Ci abbatterete uno ad uno
ma le parole nuove
troveranno il prossimo miglio di strada.

(Rovereto, settembre 2015)

Frammento n. 9

E poi si muore.
Denti affilati di ghiaia,
lame di sabbia alla gola
o arcobaleni intinti nel lago
e spersi tra memorie e favole vere.
Passi stracciati nel sangue,
urla vanamente scagliate al cielo,
acqua ed albe esaltanti, inutili nello scorrere futuro.

E poi si muore.
Soli.

La strada tuttavia
s’insinua nelle dita e nelle voglie vane,
e non si sperde mai
in mappe lacere o sbiadite,
sole di autostrada o sassaie in monte arido.

E poi si muore.
E si va avanti ancora,
l’eterno basta per una nuova strada.

E poi si muore,
l’attimo successivo
(sudore alla fronte)
si riprende il respiro
e ricomincia il vagare.

(Rovereto, agosto 2015)

Frammento n. 8

In che punto del mio vagare
ho conosciuto le bollicine in calici gelati al punto esatto
di champagne e lacrime salate?

In che punto ho riso alla morte
e l’ho poi dialogata in stanze appartate,
fingendo di non provare sgomento?

In che punto sei giunto a recidermi sogni e collant,
a spingermi fin qui,
in orlo di scogliera affacciata sui marosi di novembre,
vento freddo spadroneggiante
e silenzio di gabbiani in cuore?

Posso volgere il capo, scostare i capelli
dall’illusione dello sguardo,
e scoprire alle spalle (stupore?)
solo la traccia dei miei tacchi
sulla sabbia umida,
inframezzata dalla scia larga
della gonna, lunga e demodé.

Niente di apparentemente utile.

Intanto le nubi si accavallano,
rotolando su di me,
le unghie piantate nei palmi,
altro non m’abbisogna
per riallacciare giorni e cieli.

(Urbino, agosto 2015)